La domanda è: arriverai alla fine di questo articolo? La risposta mette in campo diversi fattori, tra cui il tempo medio di attenzione, un fattore di cui è necessario tener conto se si vuole creare un contenuto che sia efficace.

Meglio che sia breve, veloce da leggere. Sembra un principio alla base di molta parte della comunicazione a servizio del marketing, nelle varie forme. E chi lavora in quest’ambito, ha spesso la sensazione di non avere altra scelta: dovrà rivolgersi a un destinatario capace di assimilare solo contenuti brevi, brevissimi, perché (dati alla mano) la sua disposizione all’attenzione è sempre più breve. Pari a quella di un pesce rosso.
Sconfortante, anzichenò (cit).

L’era del contenuto breve

Dai post social (brevi per loro stessa natura), ai tweet, alle storie su Instagram, il modello di contenuti sembra seguire una tendenza alla focalizzazione sempre più bassa. Una propensione che vale per il turista internauta e non solo. Uno studio del National Center for Biotechnology e della National Library of Medicine degli Stati uniti, di qualche anno fa, rivelava che il livello medio di attenzione si è ridotto a 8 secondi. E oggi buona parte del Digital Marketing sembra aver assimilato questo dato: un contenuto efficace deve essere breve, altrimenti l’utente poi passa e se ne va.

Come si misura l’attenzione (di un pesce rosso)?

Come hanno fatto?
Accantoniamo per il momento il pesce e torniamo all’uomo, e alla presunta capacità di focalizzazione di un adolescente/adulto, donna/uomo, di umana specie.

La ricerca è stata condotta analizzando il comportamento delle persone su vari dispositivi, e il tempo di permanenza sul contenuto: il comportamento dell’esemplare medio pare confermare un alto bounce rate tra un contenuto e l’altro, e un uso contemporaneo di più dispositivi.

Proviamo a traslare questi dati in un momento qualsiasi, di una giornata tipo, di un utente medio. Come me, come te.

Stai guardando un episodio di The end of f***ing world, o Picard, quando senti la notifica della email. Potresti continuare senza interrompere ma la apri (non si sa mai). È la newsletter di giardinofiorito punto it, è il momento di piantare i tulipani, dice. Non hai bisogno di sapere altro, e chiudi. Intanto noti la notifica di un messaggio nella chat della classe di tuo figlio che poi se non rispondi sembra che non ti importi niente. Invece è il video di buona Pasqua con il pulcino, che avvii per sbaglio e solo con l’obiettivo di togliere la spunta della notifica, che comunque ti mette ansia.
Torni a vedere la serie, dopo un breve rewind a dove l’hai lasciata.

Cosa diavolo è successo?

livello di attenzione - 8 secondi quadrante orologio

2+2 non fa 4

Sei passato nel giro di due minuti dalla tv all’e-mail, alla chat, al video. Se la newsletter sul giardinaggio a cui ti eri iscritto un anno fa non l’hai letta, è perché alla fine il progetto dell’orto sul terrazzo è naufragato miseramente dopo i primi suicidi botanici di massa.
Se il video sul pulcino non l’hai guardato fino in fondo è perché… andiamo.

Il punto è: tutto questo ha davvero a che fare con il mio/tuo livello di attenzione?

Il mito del livello di attenzione

Non ci sono prove che il livello di attenzione umana si stia riducendo.
BBC punto com

Diamo attenzione a quello che ci interessa. Il punto è questo.

La percezione che il tempo di attenzione si sia ridotto è dovuta alla possibilità, offerta dalla tecnologia, che un numero variabile di contenuti possa raggiungere la stessa persona in maniera pressoché contemporanea.


Un numero relativamente alto, che richiede una selezione rapida e impietosa. La scelta – sfatiamo il mito – non dipenderà certo dalla lunghezza o dalla brevità del contenuto, ma da quanto ci riguardi e sia d’interesse per noi. Dipende dalla qualità.


Siamo alle solite, la vecchia noiosa questione della qualità.

Non basta una formula.

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