Lampo di genio, o prodotto a lenta lievitazione? Rifrazione di un singolo granello di conoscenza o sedimentazione di anni di esperienza?
Se state scrivendo una storia, o siete in cerca di nuove idee, saprete che il prezioso materiale che alimenta le vostre pagine può avere contemporaneamente tutte queste caratteristiche. Ma c’è un aspetto che crea preoccupazione in chi lavora con le idee: l’originalità.

Lo scrittore creativo

Dicono si aggiri con una lampadina sopra la testa perennemente accesa, e viva nel disordine. Sforna contenuti originali come una pizzeria d’asporto di sabato sera, e vive solo. Per forza: la regola che il tempo sia denaro per lui vale più di tutti, perché per ogni risultato andato a buon fine deve mettere in conto centinaia di quelli finiti nel cestino, ovvero tempo di cui nessuno riconoscerà il valore. Anche se alla fine, è solo grazie a quelle prime bozze strampalate che è arrivato all’idea giusta, quella buona che il mercato richiede.

Sto per spiegare perché lo immagino senza famiglia.

Parlare con lui è come inseguire un pallone sfuggito dal mazzo: si fatica a stargli dietro ed il rischio è di vederlo sparire (o esplodere, a causa della pressione)

È un condottiero solitario, abituato a dosare disciplina e improvvisazione, che impara presto a maneggiare roba bollente senza scottarsi.

idea originale

Il re sulla montagna (di idee)

Potresti volere, di fronte a una lettura che ti ha particolarmente ispirato, saper scrivere allo stesso modo. Vorresti essere quello scrittore e fare uscire la sua stessa sua magia dalla tua penna, è normale: ogni percorso di crescita è fatto di confronti. Non è così scontato che tu riesca a fare la stessa cosa, nemmeno applicandoti ogni giorno. Oppure temi che il tuo stile somigli a quello del tuo autore preferito?

Alla base di queste comuni preoccupazioni c’è una concezione sbagliata dell’atto creativo: un’idea non è mai un concetto completamente originale. Qualsiasi libro, aforisma, poesia che abbiamo letto lascia un’impronta nel nostro modo di vedere la realtà.

Bernardo de Chartres diceva, riferendosi alla cultura, che siamo nani sulle spalle dei giganti e se riusciamo a vedere lontano non è solo merito nostro ma anche delle idee di chi, prima di noi, ci ha permesso di raggiungere certe altezze.

Lo stesso discorso può essere traslato alla scrittura. In re non è affatto seduto sulla montagna di idee, ma è immerso in un continuum creativo fatto dalle esperienze di chi è venuto prima di noi, dalle specificità del nostro tempo e dalle idee che ci sono arrivate tramite gli altri scrittori.

Concediti possibilità di sbagliare

Nello scrittore esordiente la presenza di questi echi può essere più forte, e spesso questa consapevolezza viene evidenziata da chi per primo si avventura tra le sue pagine. Niente panico: fa parte del percorso. Col tempo la propria voce si farà più sicura, e questa sicurezza avrà basi più solide quanto più avrete avuto la possibilità di provare e sbagliare in passato.

L’idea innovativa arriverà, ma per trovarla dovete lasciarvi la possibilità di sbagliare.

Scrivere, leggere e farsi leggere

Come usare a tuo vantaggio questa consapevolezza? Smettendo di cercare con presunzione l’idea perfetta, unica ed inimitabile.

Un altro assunto da tenere in considerazione è che l’arte è imitazione, non nel senso di plagio, ovvio, ma nel senso che la propensione dell’uomo ad apprendere per imitazione è naturale anche nella scrittura.

Leggi, lasciati ispirare, appassionati a quello che leggi: innamorarsi della parola scritta è il primo passo per imparare.

Scrivi ogni volta che puoi: la buona scrittura ha bisogno di allenamento, di tentativi ed errori.

Fai leggere le tue pagine: una lettura esterna evidenzierà punti deboli, e ti aiuterà a concentrare gli sforzi sugli aspetti in cui puoi migliorare.