Il nuovo spot Chicco ha fatto irruzione nei nostri schermi qualche giorno fa, sollevando non poche polemiche. Ma ci sono almeno tre cose che è riuscito a fare meglio di prima e meglio di altri.

Ironia, e altri spot

L’idea non è neppure così originale e di commercial audaci siamo abituati a vederne. Febal, qualche tempo fa, ha riproposto la famosa scena di Harry ti presento Sally in una delle sue cucine, e Mercedes, in passato, aveva messo in scena il piacere di una donna seduta al volante.

Con lo spot uscito pochi giorni fa l’azienda Chicco ha deciso di mettere in chiaro come si fanno i bambini, e la strategia è evidente. È così palese che viene il dubbio che quasi lo faccia apposta. Se il dubbio è venuto anche a te devi esserne felice: ti è stata regalata  po’ di quella sana ironia che nella vita ti salverà.

Chicco: cosa dice lo spot? Un’ immagine nuova per l’azienda

Fino a l’altro ieri c’erano bambini paffuti, mamme pastello, il noto jingle e la tenera lallazione di un pupetto, a far da sottofondo alle pubblicità del noto marchio. Pochi giorni fa abbiamo assistito ad un alternarsi concitato di gente che esulta, bandiere tricolori che sventolano, trombe da stadio e gente che si accoppia ovunque, dovunque e comunque (non dice con chiunque ma viene da sé). Nella nostra testa si insinua una domanda: ma lo sta dicendo davvero? E soprattutto chi lo sta dicendo (visto che il logo compare solo alla fine)?

Accoppiatevi e fate figli: ecco il messaggio. E a dirlo (guarda un po’) è Chicco.

Come dargli torto?

Lo spot Chicco e le polemiche sul web

Dopo l’uscita dello spot, ideato da Pink Lab, l’agenzia spagnola diretta da Germán Silva, su internet sono apparsi i primi articoli polemici, e ancora peggio sono state le rimostranze manifestate sui social.
C’è chi lo definisce immorale, chi si chiede quali progetti di vita in comune possano mai avere i promiscui  protagonisti inquadrati dalla telecamera (che vi dicevo del chiunque? Lo sentono tutti anche se lo spot non lo dice), che tipo di genitori saranno due che si mettono a concepire un figlio dentro una cabina per fototessera.

E il processo alle intenzioni passa di pagina in pagina, di bocca in bocca: perché incitare a fare figli se poi c’è la crisi, e non si hanno soldi per mantenerli? Perché, se a vent’anni saranno costretti ad emigrare che in Italia non c’è lavoro?

E la dietrologia complottista: sarà mica uno spot filofascista?

Ognuno ha diritto a dire la sua, ci mancherebbe, ma quello che sembra sfuggire è che stiamo parlando di comunicazione pubblicitaria. Non è un servizio giornalistico, non è una pubblicità progresso: è uno spot fatto da coloro a cui più di tutti interessa che voi facciate figli. E non lo nascondono anzi, lo dicono chiaro e tondo.

abbiamo bisogno di bambini, milioni trilioni di bambini, bambini che ci aiuteranno a crescere…

Allora mi sfugge cosa si voglia polemizzare: qualcuno, forse, ha preso sul serio le parole della voce fuori campo? Qualcuno crede che da stasera saremo tutti lì a far figli? Perché lo ha detto la pubblicità della Chicco?

Il messaggio subliminale

L’azienda ha voluto cavalcare l’onda dei mondiali, del sottaciuto senso di sconfitta per questa assenza, e ha offerto uno spot su cui ridere un po’.

Di cosa? Del tono volutamente propagandista, di come la voice-over si compiaccia dei doppi sensi (i gol per l’Italia li segniamo noi) e si lasci andare a facili entusiasmi patriottistici (fatelo per l’italia)

Andiamo, non prendeteci troppo sul serio, sembra sottintendere. Insomma, ve lo stiamo dicendo noi, che produciamo biberon…

I tre punti forza di Baby Boom, lo spot pubblicitario Chicco

Cattivo gusto o meno, ci sono tre aspetti in cui i creativi di Pink Lab hanno colto il segno (e fatto gol).

1. Fiducia nel cliente intelligente

Il cliente è intelligente: chi firma lo spot lo sa bene. Ha fiducia che capirà l’autoironia di tutto questo (vi sta trattando come persone dotate di criterio e, ancora una volta, sana e robusta ironia, per la miseria.  Non come topi a cui dare la scossetta giusta affinché facciate un acquisto)

2. Non più solo mamme nel mirino dell’azienda.

Li avete visti anche voi? Ci sono anche i papà in uno spot di prodotti per la prima infanzia.

Finalmente il destinatario finale dello spot non è più la mamma, ma uomini e donne perché i figli, signori miei, è bello farli in due (e in due è ancor più bello curarli).

3. È divertente da vedere

Non c’è da starci troppo a pensare, lo spot è divertente e il messaggio, in maniera volutamente enfatizzata, coinvolgente e positivo.

I creativi del Pink Lab si saranno divertiti a scriverlo, il regista a girarlo, gli attori mi viene da pensare che sì, stanno lavorando, ma un po’ si stanno divertendo anche loro.

E io mi sono divertita a vederlo.

E Tu?

Questo è il link per vedere il nuovo spot Chicco

PS: non lavoro per Chicco
PPS: e nemmeno per il Pink Lab

spot chicco baby boom